Testimoni, divulgatori e custodi
78 anni d'amore per il caffè di Napoli, una tradizione di famiglia


Passalacqua, la storia del caffè.
Era il 1948. La guerra era appena finita, l'Italia era da ricostruire e i soldi erano pochi per tutti.
Nonno Samuele si rimboccò le maniche e riprese il suo lavoro di rappresentante di commercio, mentre i suoi tre figli — Biagio, Yor Armando ed Emilio — giovani e con la voglia di fare tipica di chi non ha altra scelta che crederci, si guardavano intorno cercando un'occasione.
E l'occasione arrivò, come arrivano le cose belle: quasi per caso. Una vecchia macchina che tostava appena 5 chili di caffè ogni venti minuti. Bastò quella per far partire tutto.
Quattro generazioni dopo, siamo ancora qui. E il bello è che ci sentiamo "piccoli artigiani" oggi come allora — lo diceva sempre zio Biagio, e noi non abbiamo mai smesso di crederci.

O’ scugnizzo che si leccò i baffi: un marchio di qualità
Se hai presente il nostro marchio, lo conosci già: un monello con una piuma in testa che si lecca i baffi soddisfatto. Quello che forse non sai, è la storia di come è nato.
Nonno Samuele, un giorno, offrì un sorso del suo caffè a un giovane garzone venuto in fabbrica per una commissione. Quello lo bevve, si leccò i baffi — e a nonno Samuele venne voglia di fermare per sempre quell'espressione di piacere sincero.
Nacque così il nostro marchio, oggi conosciuto in tutto il mondo. Una piccola storia diventata la nostra firma nel mondo.
Il migliore caffè d'Italia
Lo scrisse Mario Soldati, negli anni Sessanta, sulla Stampa di Torino dopo aver bevuto una tazzina al bar Mexico di piazza Dante, a Napoli, il nostro primo storico punto vendita. Con orgoglio e responsabilità, lavoriamo ogni giorno per meritarcelo, tazzina dopo tazzina.

Il caffè buono, come una volta.
Ci sono oggetti che appartengono alla storia e altri che appartengono al cuore. A Napoli, la cuccumella è entrambe le cose.
Per generazioni è stata presenza discreta nelle case, custode di risvegli, incontri e conversazioni. Attorno alla sua silhouette inconfondibile si è costruita una parte dell'identità napoletana, fatta di ospitalità, calore umano e piccoli rituali quotidiani.
Non è soltanto una caffettiera, ma il simbolo di un modo di vivere in cui il tempo ha ancora valore e ogni tazzina diventa un'occasione per stare insieme.
Come scriveva Eduardo De Filippo, "'O cafè è 'na cosa seria". Una frase semplice, diventata patrimonio della cultura napoletana, che racchiude il rispetto, la passione e l'attenzione che Napoli ha sempre dedicato al caffè.
Anche in Passalacqua guardiamo alla cuccumella con affetto e rispetto. Pur vivendo nell'epoca dell'espresso, riconosciamo in questo storico strumento uno dei simboli più autentici della cultura del caffè napoletana. Per chi ama concedersi una pausa lenta, fatta di profumi, ricordi e conversazione, la cuccumella continua ancora oggi a regalare un'esperienza unica.
Perché il caffè non è soltanto una bevanda. È un rito, una tradizione e un momento da condividere. Da oltre settant'anni è questa la filosofia che ispira Passalacqua.
Tradizione o innovazione, ciò che conta è vivere il caffè con passione.

Oggi, parlano i numeri
78 anni di attività di famiglia, portata avanti senza mai perdere la strada di casa.
14 paesi da cui arriva il caffè che selezioniamo, chicco per chicco.
5.750 mq di stabilimento, a pochi chilometri da Napoli.
3.460 kg/ora di capacità produttiva ma la cura resta artigianale.
Distribuiamo il nostro caffè in Italia e in 35 paesi nel mondo.
Eppure, ogni volta che entri nel nostro cortile, senti ancora lo stesso profumo di caffè come 78 anni fa.
Perché in fondo, come diceva zio Biagio, siamo rimasti "piccoli artigiani" — solo che oggi il nostro laboratorio è un po' più grande.
"Nacque tutto da lì, dalla voglia di ricominciare, da un caffè che veniva da lontano per essere trasformato in qualcosa di cui andare orgogliosi, da 4 generazioni."
— Paola Passalacqua




